7 posts categorized "News"

05/07/2010

Maturità 2010

Dal sito di Studenti.it leggo alcuni dati preliminari ma significativi sull'andamento dell'anno scolastico 2009/2010, compresi alcuni valori realtivi alle ammissioni all'esame di maturità.

La scuola sembra davvero essere diventata più "dura": il 6,1% degli studenti non sarebbe stato ammesso all'esame di stato, in proiezione significa 28.500 candidati.

Per quanto riguarda invece gli anni dal primo al quarto, i bocciati sono il 13,1% e gli studenti con il giudizio "sospeso" sono il 24%: significa che solo il 62,9% è stato promosso a giugno.

Il trend degli ultimi due anni evidenzia un aumento abbastanza generalizzato delle non ammissioni e delle bocciature.

08/06/2010

Giovani in famiglia

Leggo su Studenti.it: "Sarebbero 2 milioni secondo l'ISTAT i giovani italiani tra i 15 ed i 29 anni che non svolgono nessun tipo di attività: non studiano ma non risultano neanche occupati e vivono, dunque, sulle spalle dei genitori."

Il 30% dei 30-35enni vivono ancora in famiglia, un dato triplicato rispetto al 1983.

Poco incoraggianti anche i dati relativi al numero di studenti che viene bocciato, che abbandona gli studi o che, più semplicemente, non legge nemmeno un libro all'anno.

Alcuni giorni fa ho riportato una citazione dal discorso che il presidente Obama ha fatto in tema di formazione e di prospettive per il futuro: cosa può essere fatto per dare nuove opportunità ai nostri giovani?

22/02/2010

Università, iscrizioni in calo?

Secondo i dati provvisori del Ministero dell'Istruzione (rilanciati da Studenti.it) sembra che le nuove matricole per l'anno accademico 2009/2010 siano in calo del 2,39%.

Questo calo non è però "uniforme" e riguarda più le università del sud (-7%) che quelle del nord, dove alcuni atenei hanno fatto registrare aumenti delle immatricolazioni anche superiori al 20%.

Senza i dati definitivi è difficile capire i motivi che hanno portato a questa contrazione: studiando il fenomeno si potrebbe valutare quanti studenti effettivamente rinuncino allo studio universitario per entrare nel mondo del lavoro e perchè lo facciano (problemi economici, disaffezione verso l'istituzione, ...) oppure quanti preferiscano università del nord (o estere) rispetto a quelle del sud.

Quanto incide la crisi economica sulla scelta di non proseguire gli studi? ci sono adeguati strumenti per il supporto di studenti in difficoltà o lavoratori? il diritto allo studio è davvero garantito? vale davvero la pena di "investire" in una laurea?

La mia opinione è che la laurea sia l'obiettivo formativo "minimo", la base sulla quale costruire ulteriori competenze teoriche (master) e pratiche (esperienze lavorative); è difficile laurearsi se si è uno studente lavoratore? la mia esperienza dice di sì, perchè è necessario impegno economico e, soprattutto, mentale per trovare il modo di conciliare diligentemente professione e studio.

Le università fanno abbastanza per gli studenti lavoratori? Di sicuro le università telematiche permettono una maggiore flessibilità di orario rispetto a quelle tradizionali, è sufficiente questo?
Qual è la vostra esperienza?

Pubblicato da Riccardo Raichi

05/02/2010

Tetto del 30%, integrazione o ghettizzazione?

Mariastella_gelmini
Per l'anno scolastico 2010-2011 il ministro Gelmini ha stabilito un tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle singole classi.

Questa decisione ha, prevedibilmente, sollevato polemiche e acceso interessanti dibattiti: limitare il numero di studenti stranieri in una classe è, come afferma il ministro, uno strumento per favorire l'integrazione o, come si teme, un modo per ghettizzare o emarginare?

La misura riguarda gli studenti che non conoscono l'italiano e i principi della nostra Costituzione; per chi invece non conosce la nostra lingua sono previsti corsi integrativi pomeridiani; chi è nato in Italia da genitori stranieri non dovrebbe quindi rientrare in questa "quota".

Sono convinto che la conoscenza della lingua italiana sia il requisito minimo per permettere agli stranieri di integrarsi nel nostro tessuto sociale, così come l'apprendere progressivamente i nostri "valori sociali", quello che noi consideriamo giusto o sbagliato, competenza che si acquisisce più facilmente "frequentando" compagni di scuola italiani.

Le "quote" nelle classi dovrebbero avere, nelle intenzioni, lo scopo di garantire un efficace apprendimento anche per chi ha alle difficoltà "scolastiche" deve aggiungere quelle "linguistiche" e, al tempo stesso, garantire agli "italiani" un corretto svolgimento del programma didattico.

Il timore è però che questa normativa abbia principalmente il compito di "tranquillizzare" i genitori dei bambini italiani, perplessi di fronte a classi troppo "internazionali".

Avere in classe compagni con difficoltà linguistiche potrebbe, teoricamente, rallentare il lavoro di tutti ma quale momento migliore per imparare a convivere con persone di culture diverse, per apprendere che il "nostro modo" non è "l'unico modo"?

L'argomento è intrigante e le posizioni possono essere anche molto distanti tra loro dato che questa decisione impatta su realtà molto diverse tra loro: qual è la vostra opinione?

Pubblicato da Riccardo Raichi

13/01/2010

Il voto alle Università

20080419_FOTO_Calcolo_tasse_d2 La riforma Gelmini prevede che i fondi vengano assegnati alle Università in base al loro effettivo merito e non semplicemente per il numero di studenti o per dimensione.

Nel 2010 parte della valutazione di questo "merito" sarà nelle mani degli studenti stessi che saranno chiamati a pronunciarsi sulla qualità del servizio che ricevono attraverso un progress test.
Questo test permetterà, nelle intenzioni, di assegnare un "voto" oggettivo alla didattica erogata dalle Università.

Qual è secondo voi un buon parametro per valutare il servizio offerto dalle Università? Quanti studenti? Quanti studenti attivi? Quanti docenti in rapporto al numero degli studenti? Quante pubblicazioni vengono prodotte?

Su quali parametri è giusto riconoscere i fondi alle Università?

Il giudizio degli studenti sarà davvero così sereno quando realizzeranno che un voto più basso al proprio ateneo corrisponde a meno denaro da parte dello Stato e, potenzialmente, l'aumento delle tasse universitarie? Aquis, l'associazione degli "atenei eccellenti", come leggo in un post su Campus, mette in guardia proprio sulla possibilità di importanti aumenti delle rette universitarie.

Pubblicato da Riccardo Raichi

30/11/2009

I giovani e gli stage

Joborienta Sul portale Università.it leggo un interessante articolo sul rapporto tra i giovani e gli stage intitolato Studenti: “Lo stage? Divertente ma inutile”.

Dall'indagine ISFOL realizzata in collaborazione con La Repubblica degli Stagisti, anticipata al Job&Orienta di Verona il 26/11/2009, sembra emergere che lo stage, ufficialmente un ponte tra mondo della formazione e mondo del lavoro, acquista sempre più spesso i contorni di una sorta di "sfruttamento" lavorativo dei neo-laureati o neo-diplomati.

Lo scopo dello stage è quello di creare un ambiente a metà tra lavoro effettivo e formazione, per questo, se da un lato è, in un certo senso, un "servizio" offerto allo studente-lavoratore-stagista, quasi sempre retribuito poco o nulla.

Per lo stagista, che investe tempo (e denaro, sotto forma di mancato guadagno e di spese) in questa eseprienza, è fondamentale che l'azienda metta effettivamente a disposizione gli strumenti e le risorse per la sua crescita professionale e che non sia, come invece tristemente emerge dalla ricerca, solo un parcheggio o un modo diverso di assumere risorse ad alto turn-over.

Cito testualmente l'articolo di Università.it

Ma cosa succede una volta terminato lo stage? Secondo la ricerca presentata a Verona, nella metà dei casi lo stage si conclude senza inserimento lavorativo. Nel 18,5 per cento dei casi c’è la proposta di prorogare lo stage. Rappresentano l’8 per cento e il 7,9 per cento dei casi gli stage che danno accesso rispettivamente a un contratto a progetto o a un contratto a tempo determinato. Il 6,5 per cento degli stage prosegue con una collaborazione occasionale. Soltanto il 3 per cento degli stage, invece, dà accesso a contratti a tempo indeterminato.


Che ne pensate, qual è la vostra esperienza?

Pubblicato da Riccardo Raichi

28/04/2009

CepuWeb inaugura il nuovo sito

Cepuweb E' online il nuovo sito internet di CepuWeb, la divisione informatica del Gruppo CEPU.

L'offerta formativa copre vari aspetti del mondo IT, dalle competenze di base fino a quelle più avanzate, con corsi di preparazione alle certificazioni Microsoft.

Vi raccomando di visitare il sito, di leggere il comunicato stampa e, soprattutto, di raccontarci le vostre opinioni sul nostro lavoro.

buona navigazione!

Scarica Cepuweb_cs_20090423