Università, iscrizioni in calo?
Secondo i dati provvisori del Ministero dell'Istruzione (rilanciati da Studenti.it) sembra che le nuove matricole per l'anno accademico 2009/2010 siano in calo del 2,39%.
Questo calo non è però "uniforme" e riguarda più le università del sud (-7%) che quelle del nord, dove alcuni atenei hanno fatto registrare aumenti delle immatricolazioni anche superiori al 20%.
Senza i dati definitivi è difficile capire i motivi che hanno portato a questa contrazione: studiando il fenomeno si potrebbe valutare quanti studenti effettivamente rinuncino allo studio universitario per entrare nel mondo del lavoro e perchè lo facciano (problemi economici, disaffezione verso l'istituzione, ...) oppure quanti preferiscano università del nord (o estere) rispetto a quelle del sud.
Quanto incide la crisi economica sulla scelta di non proseguire gli studi? ci sono adeguati strumenti per il supporto di studenti in difficoltà o lavoratori? il diritto allo studio è davvero garantito? vale davvero la pena di "investire" in una laurea?
La mia opinione è che la laurea sia l'obiettivo formativo "minimo", la base sulla quale costruire ulteriori competenze teoriche (master) e pratiche (esperienze lavorative); è difficile laurearsi se si è uno studente lavoratore? la mia esperienza dice di sì, perchè è necessario impegno economico e, soprattutto, mentale per trovare il modo di conciliare diligentemente professione e studio.
Le università fanno abbastanza per gli studenti lavoratori? Di sicuro le università telematiche permettono una maggiore flessibilità di orario rispetto a quelle tradizionali, è sufficiente questo?
Qual è la vostra esperienza?
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