I giovani e gli stage
Sul portale Università.it leggo un interessante articolo sul rapporto tra i giovani e gli stage intitolato Studenti: “Lo stage? Divertente ma inutile”.
Dall'indagine ISFOL realizzata in collaborazione con La Repubblica degli Stagisti, anticipata al Job&Orienta di Verona il 26/11/2009, sembra emergere che lo stage, ufficialmente un ponte tra mondo della formazione e mondo del lavoro, acquista sempre più spesso i contorni di una sorta di "sfruttamento" lavorativo dei neo-laureati o neo-diplomati.
Lo scopo dello stage è quello di creare un ambiente a metà tra lavoro effettivo e formazione, per questo, se da un lato è, in un certo senso, un "servizio" offerto allo studente-lavoratore-stagista, quasi sempre retribuito poco o nulla.
Per lo stagista, che investe tempo (e denaro, sotto forma di mancato guadagno e di spese) in questa eseprienza, è fondamentale che l'azienda metta effettivamente a disposizione gli strumenti e le risorse per la sua crescita professionale e che non sia, come invece tristemente emerge dalla ricerca, solo un parcheggio o un modo diverso di assumere risorse ad alto turn-over.
Cito testualmente l'articolo di Università.it
Ma cosa succede una volta terminato lo stage? Secondo
la ricerca presentata a Verona, nella metà dei casi lo stage si
conclude senza inserimento lavorativo. Nel 18,5 per cento dei casi c’è
la proposta di prorogare lo stage. Rappresentano l’8 per cento e il 7,9 per cento dei casi gli stage che danno accesso rispettivamente a un contratto a progetto o a un contratto a tempo determinato. Il 6,5 per cento degli stage prosegue con una collaborazione occasionale. Soltanto il 3 per cento degli stage, invece, dà accesso a contratti a tempo indeterminato.
Che ne pensate, qual è la vostra esperienza?
Pubblicato da Riccardo Raichi